E POI PARLANO DI RIAPPACIFICAZIONE

Liborio Martorana 11/05/2025

◾  25 giugno 1974 – Vittorio Ingria, consigliere comunale del PCI a Barrafranca (EN), ucciso da Alessandro Bartoli, militante del MSI, mentre affiggeva manifesti antifascisti. ​

◾  25 aprile 1975 – Claudio Varalli, 17 anni, studente e militante di sinistra, ucciso a Milano da un neofascista durante una manifestazione antifascista.​

◾  12 giugno 1975 – Alceste Campanile, 21 anni, militante di Lotta Continua, fu assassinato da Paolo Bellini, ex commilitone nel Fronte della Gioventù e militante di Avanguardia Nazionale. Campanile fu attirato con l’inganno in un luogo isolato tra Parma e Reggio Emilia, dove venne giustiziato con due colpi di pistola, uno alla testa e uno al cuore.

◾  25 maggio 1975 – Alberto Brasili, 23 anni, studente e militante di sinistra, ucciso a Milano da militanti neofascisti.​

◾  5 settembre 1975 – Pierantonio Castelnuovo, 25 anni, militante del PCI, picchiato a morte da neofascisti durante la festa de l’Unità a Lecco.​

◾  30 settembre 1977 – Walter Rossi, 20 anni, militante di Lotta Continua, ucciso a Roma da colpi di pistola esplosi da militanti neofascisti durante un volantinaggio.​

◾  28 novembre 1977 – Benedetto Petrone, 19 anni, studente, accoltellato a morte da neofascisti a Bari.​

◾  11 marzo 1978 – Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (detto Iaio), entrambi 18enni, militanti del centro sociale Leoncavallo, uccisi a Milano da ignoti, con sospetti su ambienti neofascisti.​

Vittime delle stragi fasciste

◾ Strage di Piazza Fontana – 12 dicembre 1969: 17 morti​

◾ Strage di Gioia Tauro – 22 luglio 1970: 6 morti​

◾ Strage di Peteano – 31 maggio 1972: 3 morti​

◾ Strage della Questura di Milano – 17 maggio 1973: 4 morti​

◾ Strage di Piazza della Loggia – 28 maggio 1974: 8 morti​

◾ Strage del treno Italicus – 4 agosto 1974: 12 morti​

◾ Strage di Bologna – 2 agosto 1980: 85 morti​

In risposta a questo elenco non è corretto adottare una linea di difesa o addirittura giustificativa, come equiparazione e contrapposizione, l’elenco di atti terroristici di gruppi quali le 𝗯𝗿𝗶𝗴𝗮𝘁𝗲 𝗿𝗼𝘀𝘀𝗲, 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗹𝗶𝗻𝗲𝗮 ed altri ancora, semplicemente per una questione di strategie molto diverse, quindi che rendono logiche talune azioni a differenza di altre:

la 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘁𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲, invece aveva lo scopo di creare “tensione” appunto, terrore. Venivano colpite le persone comuni, nessuno poteva ritenersi fuori non obiettivo possibile, nessuno doveva sentirsi sicuro, non in banca, alla stazione, sui treni, in piazza. Seminare terrore e caos perché poi la soluzione dell’uomo forte venisse di buon grado accolta dalla popolazione come risolutiva.

la 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮 𝗮𝗿𝗺𝗮𝘁𝗮, di cui lo slogan era “portare l’attacco al cuore dello Stato” aveva come preciso bersaglio esponenti dello Stato, che fossero delle Forze di Polizia, Giudici, Politici, Professori universitari, Giuslavoritsti. Guido Rossa, operaio ucciso dalle brigate rosse. Iscritto al Partito Comunista Italiano, fu sindacalista della FIOM-CGIL, all’Italsider di Genova-Cornigliano. Ebbe il coraggio di denunciarel la presenza dell br nella fabbrica incui lavorava, Italsider di Genova.

A differenza dell’atteggiamento non solo indifferente ma con dimostrate complicità attive anche con depistaggi della destra, contro le azioni  terroristiche dei gruppi armati della sinistra, il movimento operaio, studentesco, partiti politici della sinistra, sindacati, hanno sempre marcato netta distanza ed espresso inequivocabile condanna.

A destra ancora oggi, sia da parte della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che importanti esponenti del suo partito, come Federico Mollicone  (responsabile cultura) vengono messe in dubbio le sentenze processuali che attribuiscono alla destra neofascista la strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Ancora oggi nel simbolo di Fratelli d’Italia c’è la fiamma tricolore, diretto richiamo al MSI, partito in cui militavano esponenti parlamentari di rilievo con grosse accertate responsabilità e connivenze con i gruppi eversivi e stragisti, ai quali veniva praticamente delegato il ruolo di “braccio armato” con il compito di creare la “strategia della tensione”.

Basti pensare a personaggi come:

◾ Pino Romualdi, tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano (MSI) nel 1946. Ex dirigente della Repubblica Sociale Italiana;

◾ Pino Rauti, già fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo (gruppo al quale sono state accertate responsabilità di stragi di Peteano e Piazza Loggia a Brescia);

◾ Massimo Saccucci. Deputato del MSI, ex paracadutista e sospettato di aver partecipato al tentato golpe del dicembre 1970 del principe Junio Valerio Borghese, ex comandante della X MAS, nel 1975, durante una manifestazione a Sezze, spara contro manifestanti di sinistra, uccidendo il giovane Luigi Di Rosa ferendo gravemente un altro ragazzo;

◾ Vito Miceli, ex direttore del Servizio Informazioni Difesa (SID), fu eletto deputato del MSI nel 1976, nonostante fosse stato arrestato nel 1974 per il suo coinvolgimento nel tentato golpe Borghese.

◾ Ciccio Franco. Ideologo del Boia Chi Molla della rivolta di Reggio Calabria che durò 7 mesi da gennaio 1970 a luglio del 1971, mettendo a ferro e fuoco la città. Rivolta che nelle precise e dichiarate intenzioni doveva allargarsi poi a tutta Italia per arrivare ad un colpo di Stato. Dopo questi fatti venne solennemente insignito di parlamentare del MSI pur non essendo stato eletto. Nelle manifestazioni indette da questo fascista partecipava anche l’attuale Seconda Carica dello Stato Ignazio La Russa, o meglio la rissa!

Questa è solo una breve ma sufficiente “memoria” per ricordare a Meloni che prima lei dovrebbe compiere passi importanti, come innanzitutto vietare certe commemorazioni con tanto di “presente” e saluto romano, sia a Dongo, che per i fatti di Acca Larentia che per la commemorazione, nello specifico, di Sergio Ramelli, poi quindi si può pensare a Sergio Ramelli soltanto come “giovane vittima del terrorismo degli anni di piombo”, dicitura retorica pertanto inutile.

Sergio Ramelli non era un semplice “non di sinistra”, come si sta leggendo da qualche parte, ma iscritto al Fronte della GIoventù, movimento giovanile del MSI, che spesso si rese responsabilie di violenze contro attivisti, simpatizzanti e solo “sospettati” di essere di  sinistra. Erano quelli di quel movimento che venivano a far caroselli con le auto attorno alla piazza, di sera, per poi scendere ed iniziare le loro azioni violente contro chi si trovava, prendendosela con il più anziano del gruppo. In un piccolo paese di provincia.

Il Fronte della Gioventù, come formazione, non corrispondeva proprio, nella prassi democratica, alla FGCI, anch’essa federazione giovanile ma del PCI. Come abbiamo visto in episodi sopra riportati. Parlando sempre quindi di formazioni di partiti parlamentari, MSI e PCI, non di gruppi extraparlamentari. Se vogliamo considerare quell’area, da ambo le parti, Lotta Continua, quindi formazione extraparlamentare, non metteva le bombe in piazza, sui treni, in banca, alla stazione.

Giorgia Meloni, con la sua disonestà intellettuale, contribuisce soltanto a far si che in questo Paese il senso dello scontro sia sempre vivo e aspro. Altro che pacificazione, che detta così è già solo una pesante provocazione.

Fonte testo e immagine: WEB